sostenibilità aziendale

Un’azienda dovrebbe davvero preoccuparsi di sostenibilità?

di Carola Freschi

Una parola inflazionata, ma poco capita

Quante volte avete sentito pronunciare la parola sostenibilità questa settimana? Dieci? Venti? Forse talmente tante da non farci più caso, o da aver sviluppato una sorta di rifiuto nei suoi confronti.

Veniamo costantemente bombardati da pubblicità, post, discorsi politici, titoli e notizie che ci dicono cosa dovremmo fare e non fare. Ma qualcuno l’ha mai spiegata? Cos’è esattamente questa sostenibilità di cui non si fa altro che parlare?

Se vi chiedessi di chiudere gli occhi e dare una forma a questa parola, cosa vedreste?
 Piantare alberi? Riciclare la plastica? Installare pannelli solari? Mangiare meno carne?

Ma soprattutto, perché un’impresa dovrebbe preoccuparsene?

Tutte queste azioni sono utili e importanti, ma sono solo la punta di un iceberg molto più grande. E la verità è che, più di chiunque altro, la sostenibilità riguarda le imprese.

Dalla mia storia alla sostenibilità d’impresa

Vi voglio raccontare la mia storia: quella di una bambina nata su una barca in mezzo all’Oceano Indiano. Letteralmente. La mia famiglia gestiva e gestisce crociere alle Maldive. 

Crescere in questo luogo significava essere completamente immersi in un mondo naturale incredibile, ma soprattutto, essere totalmente e da sempre immersi nell’impresa familiare.

Tra un tuffo con le mante e una passeggiata in spiaggia, osservavo ogni giorno la fitta rete di decisioni che teneva in piedi tutto quanto. Creare una vacanza da sogno significa coordinare persone, gestire gli approvvigionamenti e le risorse, soddisfare le esigenze dei clienti, tenere i conti in equilibrio e far fronte agli imprevisti che erano e sono all’ordine del giorno. 

Ma soprattutto, presto ho capito che niente di tutto ciò aveva senso senza un ecosistema esterno funzionante. 

Se il mare si fosse degradato, i turisti non sarebbero più venuti.
 
Senza turisti, non ci sarebbero state barche da mantenere, stipendi da pagare, fornitori da coinvolgere. 
E senza quel flusso economico, lo Stato non avrebbe potuto finanziare scuole o università per formare chi gestiva i porti, insegnava le lingue agli equipaggi o costruiva le stesse barche sulle quali crescevo. 
E se ci spostiamo ancora un po’ più lontano, la catena continua. Senza un sistema turistico funzionante, le navi cargo che portavano viveri e materiali non sarebbero arrivate, le imprese di import-export non sarebbero esistite, il settore edilizio non avrebbe avuto cemento per costruire uffici, hotel e negozi. Senza un mare sano, non ci sarebbe stato neppure il piccolo commerciante cittadino.
Ogni elemento sosteneva l’altro. Era un sistema vivo.
E se allarghiamo ancora la lente, quell’intero sistema locale si intrecciava con catene globali: compagnie aeree, aeroporti, investimenti internazionali, regolamentazioni ambientali. 

Tutto era connesso. Bastava che un solo anello si spezzasse per generare ripercussioni a cascata su ogni altro pezzo.

E questo non vale solo per il turismo.

Dal sistema al significato: cos’è la sostenibilità?

Ogni settore, ogni impresa, piccola o grande, vive immersa in un sistema di relazioni e dipendenze che vanno ben oltre i propri confini organizzativi. Che si tratti di manifattura, agricoltura, tecnologia o servizi, nessuna azienda è un’isola. Ogni decisione aziendale è connessa a flussi di risorse, persone, regole e dinamiche esterne che ne determinano la stabilità e la capacità di crescere.

Fare impresa significa muoversi dentro un sistema, non al di sopra di esso. 

La mia storia personale mi ha portata a specializzarmi in Corporate Sustainability e adesso so che questo concetto si chiama pensiero sistemico. Esso significa riconoscere che l’impresa è parte di una rete ambientale, sociale ed economica e che la sua salute non può esistere, senza la salute dell’intero sistema.

Ed ecco cos’è la sostenibilità. La definizione ufficiale è “soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”.

Niente raccolta differenziata in questa definizione. Solo una presa di coscienza; se vogliamo che le cose funzionino nel lungo termine, dobbiamo guardare a quello che facciamo ora.

E un imprenditore questo lo sa bene. 

Cosa sceglieremo di fare, come imprenditori?

Non si può fare impresa senza chiedersi che impatto avranno le scelte di oggi sul futuro dell’azienda. In questo scenario, la sostenibilità non è un optional. È una leva strategica e competitiva.


E anche il contesto esterno ce lo dice. Investitori, clienti e nuovi talenti cercano sempre più aziende consapevoli, capaci di misurare e comunicare i propri impatti. Le normative internazionali stanno trasformando la sostenibilità in un nuovo linguaggio per stare sul mercato. Non parlare questa lingua significa rischiare di restare indietro.

Ma c’è anche un’altra dimensione, più profonda.
 Ogni azienda, piccola o grande, produce impatti reali su persone, comunità ed ecosistemi. Agire in modo consapevole significa costruire un patrimonio invisibile ma fondamentale per affrontare le sfide future. Ogni imprenditore lascia un’impronta. Costruire un’impresa sostenibile significa lasciare un’eredità che resiste nel tempo, capace di continuare a creare valore anche quando le condizioni esterne cambiano. Ciò che costruiamo non dovrebbe dissolversi alla prima crisi, ma adattarsi ed evolvere insieme al contesto.

Prendiamo il cambiamento climatico ad esempio. Può sembrare un concetto lontano, ma per un’azienda è un rischio concreto. Significa poter perdere l’accesso alle risorse e alle materie prime, o vedere un’alluvione distruggere in pochi istanti macchinari e infrastrutture, cancellando anni di lavoro e investimenti.
Questi rischi sono amplificati dalle scelte collettive e aziendali che modellano il contesto in cui operiamo. Agire in anticipo non è solo una misura difensiva, ma un modo per ridurre l’esposizione futura, creando sistemi economici e ambientali più stabili.

Subire o guidare il cambiamento?

La sostenibilità apre il mondo imprenditoriale a molte più opportunità di quello che sembra. Oggi nascono nuovi mercati, nuovi consumatori, nuovi prodotti.

La sostenibilità è una possibilità concreta di miglioramento interno, innovazione e crescita.

È un nuovo boom economico celato sotto regolamentazioni e titoli di giornale.

Ma infondo, ciò che rende tale un imprenditore, è la capacità di vedere quel buco di mercato, quell’opportunità non ancora colta, quella domanda non ancora soddisfatta.

La sostenibilità non è un fastidio burocratico imposto dall’esterno: è una leva per far sì che tutto ciò per cui abbiamo lavorato non scompaia alla prima difficoltà.

Le possibilità che apre, oggi più che mai, sono infinite.

Sta a noi decidere se subirla o farne la nostra più grande opportunità.